Fiabe per adulti
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Il termometro dei pazzi
Uno strano congegno, inventato secoli or sono e perso chissà quando, fu trovato da un bambino in una cantina di una casa abbandonata.
Vide l’oggetto curiosando tra vecchi mobili impolverati. Lo raccolse e non ebbe dubbio alcuno che fosse un termometro; quindi felice pensò di giocare al malato e al dottore.
Mise e tolse il termometro sotto l’ascella più volte, leggendo la scala graduata, ma lo strumento segnò sempre la stessa misura.
Allora cercò di scaldarlo con l’alito e poi con un cerino, ma il termometro segnò sempre trentacinque.
Tornò a casa e mostrò l’oggetto alla mamma che, constatata l’integrità, cercò di metterlo in un cassetto.
Un attimo prima di deporlo, una voce uscì da quell’aggeggio: “Donna guardami perché tu hai una febbre terribile”.
La donna sussultò e disse: “Oddio parla!”. Si spaventò e poi quando si calmò guardò il termometro che segnava trentanove.
La donna preoccupata si tastò la fronte; era fresca.
Allora decise di prendere il suo vecchio termometro e questo alla fine della misura segnò un trentasei scarso.
La donna pensò di aver sognato e, irata per essersi comportata da stupida, diede al figlio una forte sculacciata; gridandogli: “Guai a te se porti a casa simili immondizie!”.
Prese il termometro, con l’intenzione di gettarlo fuori casa, ma l’oggetto parlò di nuovo: “Donna guardami perché la tua febbre è cresciuta”.
Esterrefatta guardò la scala graduata e vide che segnava quaranta.
Intimorita corse fuori...segue nel libro
La valle degli uomini piccoli
C’era una volta,
un uomo piccolo piccolo, con un aratro piccolo piccolo, che arava un campo piccolo piccolo, e che guardando lo sconfinato orizzonte del suo foglio di terra pensava: “ Esiste Dio?”.
Ogni volta che il piccolo uomo affondava la lama tra le zolle di terra, un minuscolo insetto rotolava; guardandolo si convinceva che la sua misura era posta tra quell’essere ed uno di proporzioni sconosciute.
Ogni tanto dubitava dell’esistenza di quest’essere superiore, ed allora un tremore turbava la sua quiete interiore così come il vento lieve fa vibrare le foglie.
Questo timore esistenziale era comune a tutti gli abitanti della piccola valle che ne parlavano, insieme davanti ad un camino, durante le lunghe notti invernali.
La valle degli uomini piccoli era chiusa tra quattro montagne. Gli uomini piccoli, non per codardia bensì per mancanza d’interesse, non avevano mai esplorato il mondo al di là delle alte cime.
La vita scorreva tranquilla col ritmo naturale dell’anno e delle sue composizioni: stagioni, fasi lunari, giorni, mattino e notte.Felicità del benessere naturale era l’odore che sgorgava da ogni angolo delle case; essenza fatta del soddisfacimento interiore frutto di una vita a misura d’ogni piccolo uomo.
Purtroppo, un giorno strani rumori si cominciarono a sentire nella valle.
Stridii, colpi metallici, boati e vibrazioni innaturali.
Fetidi odori si sparsero nell’aria fintanto che i piccoli uomini, preoccupati, decisero d'avventurarsi sulle...segue nel libro
Mascaleros
Nessuno ha mai saputo che lavoro facesse il padre di Mascaleros.
Mascaleros era un bambino di nove anni, più mulatto che bianco, cui tutti eravamo affezionati, non fosse altro, per quel modo strano di pronunciare il nome degli indiani da lui più amati.
Non siamo mai riusciti a strappargli il segreto gelosamente custodito: il lavoro del padre. Manteneva il riserbo più rigoroso non rispondendo a domande né dirette né indirette.
Questo atteggiamento eccitava la nostra fantasia di bambini che si snodava in mille ipotesi assurde.
Un giorno, ricordo, arrivò correndo “Ciccio” e gridò entusiasta d'aver scoperto il gran segreto. Disse di aver seguito il padre di Mascaleros per tutta la mattina e di averlo visto entrare, per ben cinque volte, dentro alcuni negozi di pompe funebri. Dedusse, con logica rigorosa di bambino, che il padre faceva il becchino, tanto più che ogni volta usciva con un foglietto tra le mani (“sicuramente i nomi di quelli da seppellire!”).
Mascaleros smentì, e noi gli credemmo. Oltretutto, pochi giorni dopo, sapemmo che era morta la sorella del padre.
Alcuni di noi cercavano di dedurre il lavoro dalla fisionomia, altri dalle risposte di Mascaleros su questioni diverse con intrigati giri freudiani. Ci dividemmo, perciò, in tre gruppi principali: i fisionomisti, i logicisti, e i materialisti, tra cui io, che tentavano in pratica di scoprire il gran segreto. Gruppi minori come i mistici o i trascendentali non hanno mai fatto qualcosa d'utile.
Ricordo la discussione con uno di loro che sosteneva...segue nel libro

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